India del Nord (2002)

Itinerario

Delhi – Mandawa – Desnoke – Bikaner – Jaisalmer – Jodhpur – Mount Abu – Ranakpur – Udaipur – Chitturgar – Ajmer – Puskar – Jaipur – Bharatpur – Fatepur Sikri – Agra – Janshi – Orchha – Datia – Sonagiri – Khajuraho – Varanasi

Periodo 30/06/2002 – 27/07/2002

Spostamenti minibus, treno, bus, aereo

Partecipanti 7 persone

Guida utilizzata India del Nord Ed. 2002/03 – Le Guide Routard

VENERDI’ 28 GIUGNO 2002
Per un po’ abbiamo creduto di non farcela…La situazione di venerdì 28 sera era questa: – Angela nota che il suo cellulare non dà segni di vita e alle 19 meno 3 minuti si precipita a comprarne uno nuovo… ce la fa; – Eva per farsi notare da un ragazzo piuttosto carino (?) e per emulare come al solito il grande Tazio Nuvolari, a bordo della sua Clio, colpisce con impeto la macchina del malcapitato… peccato che stava andando a prendere Francesca e Michela per pernottare dall’Angela prima della partenza per Delhi. Comunque nella sfiga tutto ok: donne sull’orlo di una crisi di nervi (non parliamo dell’agitazione di Michela).

SABATO 29 / DOMENICA 30 GIUGNO
Angela, Eva, Francesca e Miki partono da Venezia; Nik e Roby da Bologna (Gigi arriverà lunedì partendo domenica da Roma). Randevouz pomeridiano a Parigi: c’è poco tempo per romanticheggiare. C’è una fila di indiani al check-in!! L’intervento provvidenziale di Francesca, che mantiene un elevato feeling con i cubani, ci permette di fare il check-in per Delhi dall’addetta ad un volo per La Habana. In ritardo, e finalmente uniti a Nik e Roby (che si fanno invece la fila!), partiamo tutti e 6 per Delhi. Dopo la piccante ma appetitosa cena, si tenta di dormire cambiando plurime posizioni (Roby non pensare male!). L’arrivo a Delhi è tranquillo, attendiamo gli zaini ma veniamo risucchiati dal circuito turistico. I tassisti (dopo varie trattative) non vogliono portarci all’albergo che abbiamo scelto in Old Delhi: ci portano in giro per Old Delhi e, effettivamente, la povertà che si vede fa un certo effetto. Non avevano tutti i torti: Roby, Nik e Miki fanno un sopralluogo al New Frontier Hotel e si decide di affidarci agli autisti, che ci portano al Red Castle, decisamente migliore e collocato in un quartiere che ci da maggiore tranquillità. Ci impacchiamo, ma fortunatamente Angela ci richiama all’ordine. Dopo un lauto pasto in un ristorante IN di New Delhi – Bakta – giriamo nel pomeriggio per Delhi mentre nasce un amore indoeuropeo tra Assan e Francesca (Assan è l’autista). Ci sciogliamo per il caldo (Eva da qualche segno di cedimento ed è meno reattiva del solito). Visitiamo due templi (uno è il Bahai Temple a forma di fiore di loto) in cui giriamo scalzi (tanto peggio per i calzetti, per chi ce li ha!) Bella l’atmosfera che si respira! Andiamo anche a visitare il monumento al Mahatma Gandhi. Delhi è una città grandissima e piuttosto caotica dal punto di vista del traffico. Torniamo all’agenzia turistica e contrattiamo senza buon esito. Affamati e desiderosi di riposo, torniamo al Red Castle, rimandando ogni decisione al giorno dopo. Cena a base di banane e mango e merendine di Nik; poi a nanna.

LUNEDI’ 1 LUGLIO
La mattina la situazione è la seguente: Eva ha passato la notte in bagno (senza bisogno di specificazioni), Roby anche ma perché ha dormito nella vasca da bagno a causa del caldo; Michela invece ha dormito con la coperta a causa del freddo (impossibile abbassare l’aria condizionata!): così va il mondo non pari opportunità per tutti, come risulta evidente soprattutto da altre cose. Dopo aver colazionato, Miki e Franci vanno a tentare di far abbassare il prezzo all’agenzia viaggi del giorno prima; Roby, Nik e Angela cercano di raggiungerne un’altra (dico cercano perché si fa di tutto per impedirlo, ma i nostri prodi alla fine ce la fanno, seminano le spie e giungono a destinazione): Eva, anche per motivi fisiologici, attende Gigi in arrivo. Franci e Miki riescono a far abbassare un po’ il prezzo, ma trascorrono più di un’ora a conversare con il gestore dell’agenzia in attesa di una telefonata che finalmente arriva: ritrovo in hotel, dove è arrivato Gigi, per prendere una decisione. In hotel Gigi è già informato di tutto, poiché le voci circolano e tutti sanno che ci vogliono propinare una jeep in 7. Alla fine si raggiunge l’agenzia Acme, II° scelta, si paga e si parte. Il viaggio è lungo e si arriva tardi. Due cose degne di nota: si scopre (Roby) che l’Angela sa prendere le banane al volo e la Miki non le gradisce (almeno quelle indiane!). Riusciamo a evitare l’hotel proposto dall’agenzia e, in maniera del tutto fortuita, troviamo una splendida Haveli a un buon prezzo: l’ambiente è da 1000 e 1 notte e il gestore talmente gentile che ci prepara la cena a mezzanotte (riso, lenticchie, verdure, pane). Rifocillati e soddisfatti i bisogni primari, la Franci ha un attacco di nostalgia per l’impareggiabile Assan. Si decide di rinominare la Miki: da Juanita a Jasmine, più confacente all’ambiente. Dopo qualche cazzata, s’è fatta ‘na certa… e i nostri prodi si preparano ad una CALDA NOTTE!!!

MARTEDI’ 2 LUGLIO
Dopo una lauta colazione nel cortile interno si parte per Nawaloarth e Dundlod per visitare le haveli. Il viaggio in pulmino prevede le solite emozioni forti, questa volta compreso assalto di improvvisati doganieri. Il giro nella prima città ci vede nuovamente presi d’assalto da guide improvvisate. Le haveli sono incantevoli ma, poiché tra le scene rappresentate mancano quelle ispirate al kamasutra, Roby cerca di rimediare tentando di sedurre una giovine seduta sulla terrazza di fronte. Lei gli lancia un dolcetto extra, il cui effetto digestivo sarà da vedere… Procediamo liberamente su proposta delle donne (Franci, Miki e Eva) che sono a caccia di tessuti. Franci trova il tanto sospirato vestito da indiana tra un nugolo di spettatori indigeni. Continuando il giro da soli, poiché non bisogna dimenticare che “siamo noi a decidere cosa fare”, ci si divide. Roberto, Gigi, Eva e Francesca tornano al pulmino. Lì approfondiscono il rapporto con ragazzini locali, conquistati in particolare dal fascino di un pargolo dagli occhi profondi ma dal nome inquietante: Saddam Hussein. L’assenza di Angela, Miki e Nik diviene sospetta.. ritornano spossato dichiarando di aver visitato una scuola locale. Si riparte e si ritorna nella nostra bella dimora nella quale troviamo acqua bollente e ventilatori in panne. Dopo meritato riposo i nostri eroi si presentano all’appuntamento con la guida che ci mostrerà Mandawa. La sua professionalità ci fa dimenticare (solo per un attimo) l’inimitabile Assan. Il ragazzo si è sbarbato, pettinato e vestito in gran tiro per accompagnarci e illustrarci le haveli locali. Sicuramente è rimasto colpito dal fascino delle donne del nostro gruppo, visto che, per gli uomini, sarebbe un disturbo eccessivo. In verità s’informa del fatto che Nik sia sposato o meno…mah?! Gigi invece, grazie al suo cappellino giallo-rosso, viene scambiato per un musulmano. I dipinti alle pareti delle case sono splendidi, le guide litigano tra loro, mentre il vestito di Francesca riscuote successi indiscutibili. Il gruppo di “accompagnatori” cresce a vista d’occhio e si possono annoverare: un suonatore di chitarra, alcuni baldi giovani, una bambina che prende subito la mano di Miki (che abbia figli anche qui?). Con grande sofferenza morale decidiamo l’entità della mancia da dare alle nuove guide (ci si chiede se come mancia non preferiscano la bionda Eva), torniamo in albergo dove decidiamo per il proseguimento del viaggio. Miki legge il resoconto dei primi giorni in modo da informare Gigi delle passate vicissitudini. Cena speciale in albergo: stesso menù della serata precedente con l’aggiunta però di 150 rupie. Il romanticismo dei nostri uomini è decisamente nullo (lo saranno mai stati?). Roberto si presenta in cannotta, Gigi arriva in ritardo e Nik si lamenta del “lume di candela”. Imprevedibilmente l’indice di romanticismo si alza a picco grazie all’uomo di un’altra: si tratta di un affascinante sposo/maharajah a cavallo che, sebbene in modo fugace, non resiste alla tentazione di volgere lo sguardo verso le nostre irresistibile donzelle. Nonostante i fuochi d’artificio ognuno è tornato nella sua camera per una notte insonne… ma a causa del caldo.

MERCOLEDI’ 3 LUGLIO
Si procede destinazione Fathepur: la cassiera passa il testimone, visitiamo due haveli nelle quali gli “havelieri” si dimostrano molto ospitali. Il tormentone della giornata sarà l’incontro con i topi nel tempio Kamij Mata: Angela prevede di non essere dei nostri ma fornisce a destra e a manca calzetti per pestare le defecazione dei topi. L’impatto reale è meno brutale del previsto: i topi ci sono ma non in quantità oceanica. Segue pagina affrescata dal ragazzo dell’albergo Mahendra Praksh. Ritorno a Bikaner e decisione tempestiva di visitare il forte prima della chiusura. Veniamo accolti “casualmente” da Toni, un indiano autodidatta dell’italiano. Studia la nostra lingua per tre ore al giorno e parla meglio di alcuni componenti del gruppo. Ci guida per le magnifiche sale del forte, ordina le mance e, come un maharajah, ci apre anche le stanze proibite nelle quali non poteva infilarsi – no!- infilarVI-CI-SI nessuno. Per fargli capire la differenza tra maschile e femminile Roberto inventa una telenovela che vede Gigi e Francesca protagonisti inconsapevoli (fidanzatO- fidanzatA- fidanzatI). Toni parla mostrando con l’indice la presenza dei punti alla fine delle frasi e dell’accento nel passato remoto (and-ò). Si apre un contenzioso con il nostro autista per la scelta dell’hotel ma l’abbiamo vinta noi: da questo momento in poi presumiamo che non cercherà più di farci andare nell’hotel che lui preferisce. “Solita” cena resa romantica dalla presenza di un ragazzo dell’albergo che ci scalda il cuore con il suo dolce sorriso: purtroppo ha 24 anni ma è sposato e in attesa di un figlio! Con il “solito” entusiasmo Roby accetta di prendere visione delle foto che il gentile ragazzo ci mostra nelle calda notte di Bikaner.

GIOVEDI’ 4 LUGLIO
Finalmente saliamo sui magnifici TUC-TUC (ape car indiani) e giriamo con la nostra guida Toni per il centro di Bikaner. La cosa più coinvolgente è la visita al tempio giainista dove gli officianti alternano concentrazione spirituale e vanità bloccandosi in posa plastica nel momento in cui scattiamo le foto. Passiamo tra belle haveli e, in banca, non rendendoci ben conto del valore del dollaro, cambiamo cifre da capogiro (otteniamo ben 25.000 rupie in pezzi da 100). Per fortuna la “stordita” Francesca passa il tempo guardando la gente in fila e dimenticandosi di cambiare. Iniziamo l’esodo verso Jaisalmer, la città d’oro. Lungo il percorso vediamo gazzelle, carri armati, pavoni, soldati, avvoltoi, carri militari, iguane, campi di addestramento; che sia tutto regolare? Sicuramente un cambio della guardia! Per ammazzare la noia Roby, con l’aiuto di Gigi (arbitro venduto), riesce a vincere a “fiori, frutta e verdura” barando spudoratamente. Arriviamo stremati, ma decidiamo di mettere alla prova la resistenza del nostro fedele autista girando tutti gli alberghi possibili. Alla fine ci fermiamo al Sudarshan dove troviamo camere fresche e accoglienti. La serata trascorre romanticamente almeno per Miki e Nik che vedono la stessa stella cadente. Che sia un segno non colto mentre tutti prendono in giro i poveri e innocenti e puri e innocui fidanzati? Si va a nanna.

VENERDI’ 5 LUGLIO
A colazione si ha una rottura nel gruppo. Le ragazze, come sempre puntuali, stanno già pasteggiando e i ragazzi ritardatari vorrebbero servirsi mangiando le loro banane. Eva rivendica la proprietà del cibo e i ragazzi si dimostrano indispettiti. Falsamente si scambiano gentilezze e sguardi dolci a loro generalmente ignoti. Si procede con visita allo splendido forte dopo aver acquistato cavigliere (Franci con prezzo quadruplo). Veniamo avvistati dalla simil-guida Giorgio che parla italiano quanto basta per abbindolarci. Poi passa all’esperanto (mescolando le diverse lingue europee). Vistiamo un bel tempio giainista e, tra un topo e l’altro, templi, haveli e il palazzo del maharaja. Il pranzo è arricchito da intrattenimento musicale e da gustosissima Limca che Gigi apprezza particolarmente. Pomeriggio nuovo giro nelle città vecchia. Intanto abbiamo prenotato con KKtravel il tour nel deserto per l’indomani. Valutiamo svariate combinazioni e decidiamo di passare una notte romantico-avventurosa nel deserto. Particolarmente bella l’haveli dei 5 fratelli: Aziz, Nando, Bin, Saddam, Omar. Cena al ristorante il Trio con splendida vista panoramica sul forte. Sfidiamo la sorte provando nuove pietanze: egg curry, murgh degehi masala e murgh biryani. Passeggiatina serale.

SABATO 6 LUGLIO
Mitico SA. Cioè safari ma mooolto più breve. Per fortuna almeno il romanticismo è alle stelle! Ci vuole proprio dopo una mattinata in cui abbiamo dato il nostro meglio per farci abbindolare nuovamente. Infatti non contenti di aver già dato metà del prezzo totale ad un’agenzia che chiedeva 1000 rupie più del normale, abbiamo visto bene di cadere nella trappola dei nostri albergatori (vedi guida qualsiasi capitolo “polli”). Vabbè, visitiamo siti degni di nota: la città di epoca medievale abbandonata (Kuldhara), Amar Sagar bucolico tempio giainista, Ladruva, splendido tempio in cui si sperava di incontrare il cobra, Bada Bagh addormentata con i suoi sepolcri. Dopo tutto ciò arriva la cammellata. Saliamo sui cammelli accompagnati da affascinanti Laurens d’Arabia. La Miki, stordita più del solito, perde un’occasione unica: guarda le dune e non si accorge delle “virtù” mirabili ma non nascoste del suo cammelliere undicenne. Il tragitto in cammello si rivela brevissimo, Gigi spreca il “bonus sfuriata” della vacanza e cerca di passare a piedi il confine con il Pakistan, il tramonto è annebbiato e: “Finito”. A questo punto per il tanto agognato romanticismo non resta che aspettare le stelle. Cena nel parcheggio ampio e ben attrezzato a lume di faro ingoiando ottime pietanze a base di sabbia. Il nostro autista si apre progressivamente grazie alle benefiche virtù del desert wine e si chiacchiera allegramente e romanticamente. Le stelle ci stanno a guardare. Per dormire adagiamo i nostri corpi su ampia terrazza vista mare e topo. Roberto è l’unico che riesce a vedere una stella cadente ma non richiede come desiderio lo scudetto per la Roma come auspicato da Gigi (ma ci vorrebbe ben più di una stella). La notte trascorre insonne ma romantica con un sunrise degno di nota (vedi sunset). Il nostro animo è colmo di romanticismo e le nostre ossa scricchiolano al vento disperdendo sabbia dovunque.

DOMENICA 7 LUGLIO
Ritorniamo in albergo dove contrattiamo animatamente. Vediamo bel lago e osserviamo anche maharajah – maharani. Viaggiamo dunque destinazione Jodhpur sonnecchiando (rinco-travel). I nostri sensi si inebriano alla vista/assaggio del primo melone. Si arriva a Jodhpur. Scegliamo l’albergo seguendo il livello di testosterone che improvvisamente si alza alla vista di una giovin gestrice. Ci immergiamo nell’incredibile caos di fumo, rumore, traffico della old town. Veniamo abbordati da un giovin studente che sembra interessato ad uno scambio linguistico (e non solo) soprattutto con Jasmine che non “sgradisce”. Siamo liberi di andare dove vogliono i nostri accompagnatori. Assaggiamo il LASSI, una bevanda a base di zafferano; all’uscita dal locale il tenero Nik ci rende edotti del fatto che abbiamo ottime possibilità di aver ingerito, oltre alla bevanda, anche una romantica ameba. Cerchiamo locale per cena e, secondo la nostra volontà, ci fermiamo in un posto dove la cena si rivela ottima e a prezzo stracciato. Dormiamo in piedi (causa postumi notte romantica) e torniamo in tuc-tuc di cui uno riccamente ornata (quello di fidanzato/a). Tutti a nanna.

LUNEDI’ 8 LUGLIO
L’inusuale ritardo con cui Gigi si presenta a colazione genera scompiglio e suscita la gelosia di fidanzata. Pare si sia sbarbato per altre fidanzate indiane (Roby maligna). Visitiamo il Mehrangarh Fort accompagnativicisi da mitico DRIVERGI new look new stile. Poi il Jaswant Thada. Da entrambi si può godere delle splendida vista sulla città blu. Acquistiamo, grazie al fiuto di Eva, l’impossibile in un bel negozio di foulards. La visita al palazzo Umaid Bhavan che pensavamo durasse mezz’ora si riduce a 10 minuti. Romantica foto su sfondo giallo-rosso. Rifocillati ci prepariamo per jeep-safari Bishnoi village. La domanda è: “Sarà un altro SA?” Il nostro talento nel riuscire a pagare anche per essere condotti a fare shopping conosce un’altra conferma. Il safari si riduce ad un viaggio su jeep/tuc-tuc ricco di brividi dovuti alla guida sportiva e al tour-shopping tra diverse realtà. Spicca tra tutti il venditore di tappeti supertecnologico: è dotato di pannelli solari, è pubblicato sulla stampa europea, organizza una cooperativa di lavoro e quasi s’arrabbia quando non compriamo. Passiamo tra artigiani e bambini che sanno leggere il nostro alfabeto meglio di alcuni componenti del gruppo. Spossati torniamo in albergo: l’unica soddisfazione è che dal “sa” siamo passati ad un “saf”! siamo migliorati? Cena in albergo degna di nota, chiacchieratone e a nanna.

MARTEDI’ 9 LUGLIO
Si parte alla volta di Mont Abu, quota 1200 m e rinomata località turistica per coppie in luna di miele (che romantico!). Il viaggio è lungo e pertanto decidiamo di dilettare il nostro drivergi con un repertorio di canzoni italiane ottimamente cantate. Non siamo sicuri che l’autista apprezzi, comunque ci canta anche lui una canzone in hindi. L’albergo a cui ci conduce drivergi è squallido ma per una notte ci adattiamo. In compenso i 5 templi giainisti che visitiamo all’interno del complesso del Dilwara Temple ci risollevano enormemente morale e spirito. Due sono di uno splendore unico: peccato non si possano fare foto! In alcuni componenti del gruppo si fa strada la vocazione al giainismo, in particolare in Roby che si pente di avere sulla coscienza lo sterminio di n (elevato n) insetti. La guida, molto brava (all’apparenza un militare in pensione con orecchino) ci guarda con aria schifata al momento della mancia. In paese saremmo pronti ad autotassarci pur di regalare a fidanzato/a un romanticissimo giro sul Nakki Lake con pregevole pedalò a forma di cigno. Imperdibile per ogni coppia sufficientemente romantica! Gigi con classe e savoir-faire sfugge al tranello consapevole che l’avremmo potuto poi ricattare con i suoi amici romanisti. Ibidem: “Ao, se stamo a frascicà!” Dopo il King’s Tea si torna in albergo, doccia e poi cena. Per la prima volta tentiamo, con alto rischio, nuovi piatti ma ci va decisamente male! Si va a nanna e, per la I° volta, è necessaria la coperta!!

MERCOLEDI’ 10 LUGLIO
Il programma della giornata prevede viaggio fino a Udaipur con fermata a Ranakpur per la visita a un tempio gianista. Partiamo da Mont Abu con la pioggia (che sia il fantomatico e temuto MONSONE?). Veniamo sballottati dalla guida rallysta di drivergi che, da par suo, interpreta un miliardo di curve che ci separano dalla meta. Solo fidanzato/a tubano tanto da sembrare la pubblicità dei baci Perugina. Splendido il tempio, dove facciamo conoscenza del personaggio prete-gianista, profondo conoscitore sia della spiritualità che della vita e degli uomini (sarebbe meglio dire delle donne?). Guru superstar ci ammalia e ci incanta con la profondità del suo sguardo e la consapevole saggezza delle sue parole. Il tutto con una padronanza teatrale da far invidia persino a Teo. Unica scivolata: l’Euro!!! Il tempio giainista ci lascia pieni di spiritualità ma con 400 rupie in meno per spintanea offerta. Nel bus in prima fila schieriamo Tomasi-Califano-Cocciardi, essendo le tre in un momento di crisi gastro-spirituale. Arriviamo a Udaipur, facciamo venire il coccolone a drivergi dicendogli che vogliamo visitare solo 3 alberghi, lui cerca di farci desistere in modo subdolo dalla nostra prima scelta. Non abbocchiamo e veniamo ripagati dalla scoperta che l’hotel prescelto (Mahendra Prakesh) a modico prezzo è dotato di tutti i comfort compresa la piscina dal bordo della quale vi stiamo scrivendo. Dopo il bagno primo approccio con la città e gradevole cena da Maxim’s Cafè. Stanchi ma felici andiamo chi prima chi dopo (fidanzato/a che romantici!) a dormire.

GIOVEDI’ 11 LUGLIO
Mattinata all’insegna della scoperta di Udaipur. Giriamo per la cittadina visitando il bellissimo City Palace. Degna di nota la velocità con cui Tomasi attraversa le stanze, secondo arrivato Nik, sosta più prolungata per gli altri che rimirano dalla terrazza ciò che resta del lago. La piscina può ciò che niente altro fini a questo momento aveva potuto: il gruppo si divide! Miki, Angela e Roby ritornano all’albergo mantra Nik, Eva, Gigi e Franci vagano tra le strade polverose ma piene di vita del bazar. Ci si ritrova fortuitamente, dopo piacevole camminata e buon pasto, allo zoo. Lo spettacolo è tristissimo e ritorniamo in albergo per un bagno consolatore. Serata deludente dal punto di vista gastronomico. Per fortuna la bella terrazza e la consueta gentilezza della gente del posto, riesce a dare un tocco di romanticismo al tutto. Ciondolanti dal sonno torniamo in albergo.

VENERDI’ 12 LUGLIO
Con trepidazione scattiamo in piedi alle 6.30 per vivere appieno questa promettente giornata: visiteremo il sito di Chitturgar e dopo assisteremo alla festa di Udaipur. Il viaggio vale la visita al posto: le rovine immerse nel verde hanno un’aura di sacralità soprattutto pensando alla tragica decisione della popolazione locale di praticare, vista l’imminente sconfitta, il suicidio collettivo (johar). Giriamo con il tuc-tuc tra templi pieni di fascino decadente e saliamo sulla torre della Vittoria tra cunicoli e sguardi sorridenti degli indiani che incontriamo. Eva vive il suo memento di gloria nell’essere fortemente richiesta come ragazza-copertina per le più note riviste locali. Spiace abbandonare il sito, ma il tempo sfugge e la festa incalza. Riusciamo infatti, giusto in tempo, ad assistere ad un bagno di folla a colori. Nella piazza di fronte al tempio si raccolgono donne in sari variopinti, uomini con gli occhi pieni di luce e carri addobbati per l’occasione. La notizia che le ragazze del gruppo sono in città ha suscitato grande scalpore: persino il maharana ha voluto essere presente per onorarle! La processione parte e la guardiamo allontanarsi ammutoliti. Dopo un tuffo in piscina riusciamo a rivedere la processione che torna la tempio: tra tutti spicca un elefante enorme e una macchia di colore arancione costituita da delle donne che, avvolte nelle loro sari, portano sul capo scintillanti anfore argentate. Temiamo di non poter cenare ma ci salviamo in corner e a ritmo di Barbie girl grazie a terrazzina ventilata. Augurandoci buona notte aggiorniamo la sveglia alle ore 7.00 dell’indomani.

SABATO 13 LUGLIO
Partiamo per Ajmer preoccupati per la profezia del nostro autista sulle arti ladronesche degli abitanti del posto. La serietà di drivergi ci fa temere il peggio ma poi la Franci (alias Savitrigi) riesce a estorcergli un sorriso. La città è vivacissima, ma più che la moschea ci conquista la voglia di comunicare di un ragazzo del posto. Sotto il bel colonnato della moschea gli promettiamo di inviargli la foto scattata insieme. Si riparte per Puskhar dove pernottiamo in un piccolo albergo a conduzione familiare. Giriamo per il posto visitando i ghat e assistendo a riti propiziatori di Eva e Miki che gettano fiori nel lago recitando formule hindi (che siano fiori di marijuana?). Entriamo in un bel tempio e ceniamo in un esotico localino dove, come non succedeva da un po’, gustiamo un’ottima cena.

DOMENICA 14 LUGLIO
Affascinati da Puskhar decidiamo di trascorrere la mattinata sulle sponde del lago facendo il pieno dell’energia positiva che il luogo emana. Ci facciamo coinvolgere dall’aura religiosa di cui il luogo è impregnato. Non vorremmo, ma partiamo alla volta di Jaipur, il cui caos ci lascia un po’ frastornati, soprattutto dopo la serenità di Puskhar, per cui già proviamo nostalgia. Qualche screzio durante il viaggio, causa mancia eccessiva secondo Roby, il quale dopo discussione ammette che per il fatto di ragionare in modo geometrico risulta talvolta poco flessibile. Drivergi colpisce ancora: approfitta del nostro shock e della nostra stanchezza per farci fare un giro di shopping forzato: malgrado tutto e nonostante le resistenze iniziali riusciamo a spendere un tot (solo le kussi-girl). Degno di nota l’ennesimo successo nella contrattazione: prendiamo 2 camere invece di 3 allo stesso prezzo (veri draghi della contrattazione; sia messo a verbale che Roby si è volontariamente defilato). Per concludere degnamente la giornata, ceniamo a caro prezzo in una sorta di fast food, ma più freddo, in cui camerieri in gran numero e in livrea ci zampettano attorno ad elevata velocità facendoci rimpiangere le lunghe attese delle sere precedenti (questa volta non devono fare la spesa). Assaggiamo comunque nuovi piatti tipici del sud dell’India (dosa). Notte insonne delle girls: sarà il sovraffollamento della stanza (maligna ipotesi avanzata dai boys gelosi della nostra intimità?).

LUNEDI’ 15 LUGLIO
Sfatti come non mai ci ritroviamo a colazione. Il programma della giornata prevede una full immersion nel caos di jaipur: 9 – 18.30 tra City Palace, Hawa Mahal (Palazzo dei venti), Gantar Mantar (osservatorio astronomico), più breve pausa ristoratrice al parco (Ram Nives Garden + Albert Hall Museum). Qui diventiamo ancora una volta l’oggetto dell’attenzione degli autoctoni da cui veniamo ben presto circondati in massa. Si conclude tutti con foto di gruppo che rimarrà storica insieme a quella fatta dai locali e che circoleranno per tutta l’India accanto a quelle della top model Eva. All’ultimo momento decidiamo di visitare il tempio indù in attesa di drivergi. Qui assistiamo con crescente emozione alla cerimonia serale, dove ancora una volta gli induisti ci rendono partecipi delle loro tradizioni offrendoci cibo e sorridendoci amichevolmente. Ci colpisce la trasformazione tra l’estatica trasfigurazione religiosa e l’accanita competizione sulla strada in fase di perenne sorpasso. Felici di questa esperienza e dopo una breve sosta in gioielleria, dove si vedono girare le prime carte di credito (Tomasi), ritorniamo in albergo (scortati dove decidiamo di fermarci per la cena incapaci di riaffrontare il traffico di Jaipur. Le girls questa notte dormono.

MARTEDI’ 16 LUGLIO
Decidiamo di completare il giro della città con la visita all’Amber Palace e al vicino forte: il tutto rigorosamente sotto il sole delle 12, 13, 14 per non smentirci! In seguito all’incontro con un misterioso personaggio, un indiano pseudo-trapiantato in Italia, che segnerà pesantemente i nostri destini (per lo meno di uno di noi…e qui chiudiamo la parentesi) l’Angela soddisfa finalmente la sua voglia di caffè espresso (avrà finito di rompere?). Ci riposiamo in albergo per un paio di ore e poi ci rituffiamo nella frenesia dello shopping da vacanza (con esclusione di Nik, Franci e naturalmente Gigi; si scommette sul fatto che egli possa in questo viaggio riuscire a comprare almeno un oggetto ricordo….ma forse non gli serve!!). La schiettezza dell’omino dell’albergo sui prezzi pagati rischia di turbare il sonno di Roberto. Concludiamo la già dispendiosa giornata con la cena più cara del viaggio: ben 1070 rupie!!! Ottimo comunque il tandori chicken.

MERCOLEDI’ 17 LUGLIO
A forza di sentir dire, anche dalla simpaticissima coppia di spagnoli più volte casualmente incontrati, che Agra non merita, decidiamo di includere una nuova tappa di interesse naturalistico: Bharatpur, dove si trova il parco Naturale “Keoladeo Ghana National Park”. Driver Gi manifesta inizialmente poco entusiasmo e qualche perplessità, ma sull’onda del motto “You are happy, I am happy”, alla fine ci porta. Per non visitare il parco sotto il solleone delle 14.30 di pomeriggio, tentiamo di farci portare da Driver Gi a Deeg, un paesino vicino, pare molto grazioso: il tentativo fallisce miseramente. Noleggiamo le biciclette e visitiamo il parco, che ci riserva non poche emozioni. Vediamo molti animali, tra cui gru cinerine e siberiane (?), garzette, martin pescatore, tartarughe azzannatrici, sciacalli VOLANTI (ibidem Franci), marabù (quelli neri), aironi, scimmie, lepri e tanti altri animali di cui non conosciamo il nome. In fondo in fondo il monsone un po’ ci manca, anche perché vediamo la moria di tartarughe causata dalla carenza di acqua. Bel giro nello squallido paese e poi gradevole cena sotto il pergolato dell’albergo con tanto di birra indiana in boccale austroungarico. Poi tutti a nanna invocando il fresco.

GIOVEDI’ 18 LUGLIO
Dopo superbreakfast, la più sostanziosa dall’inizio della vacanza, partiamo alla volta di Fatehpur Sikri, dove visitiamo la moschea, la porta sublime e la bianca porta marmorea di Sheikh Salim Chishti, tra un ronzio di pseudostudenti che si propongono e quasi si impongono come guida. Poi visitiamo a caro prezzo (5 dollari a cranio) all’ora giusta (ore 12.30) il bellissimo complesso di palazzi detto la città Vittoria fantasma. Qui incontriamo una simpatica e pimpante guida nonostante i suoi 82 anni, che mescola informazioni storico-archeologiche e pillole di saggezza. Pur riconoscendo un ruolo gastronomico alla moglie, ci consiglia con queste massime: “Oggi come oggi, a differenza dell’epoca del maharajah, avere una moglie è anche troppo”. “L’amore cieco si verifica solo tra un uomo maturo (e. 49 anni) e una donna molto più giovane (Franci sostiene di aver capito che la differenza di età deve essere di sette anni, chissà perché!), “Quando un uomo bacia una donna è per amore, la donna lo fa per denaro”, “La mamma è visibile, il papà udibile”. Il saggio ci legge le mani e il risultato è questo: la Franci vivrà a lungo e risparmierà molto (che sia un po’ tirchia?); la Eva può scegliere tra due pretendenti, ma è meglio che scelga il secondo (un po’ sibillino!), la Michi non deve dimenticare che “sposarsi è l’inferno e non sposarsi il paradiso” e a Robby: i soldi vanno e vengono; delle numerose donne di Robby non dice nulla, probabilmente va in confusione. Dopo questo pieno di saggezza si parte alla volta di Agra. Driver Gi ci fa “spintaneamente” scegliere un albergo un po’ squallidino. Siamo pronti per il Taj Mahal, che desta una emozione….indescrivibile. Per l’occasione il cielo un po’ nuvoloso si tinge di rosa colorando il Taj Mahal in modo assolutamente superbo e al tempo stesso delicato e conferendo al maestoso edificio un aura magica. Le parole non bastano a descrivere un’emozione simile a quella provata in Perù all’alba davanti alle rovine di Machu Picchu. Ahhm…. Invitiamo a cena Driver Gi e il co-driver. Driver, uomo di polso, sceglie il ristorante senza consultarci e ci fa sborsare ben 2100 rupie! Minchia!! Non pago di ciò infierisce su Nik facendo un paragone tra i suoi 28 anni e quelli di Nik, facendoci capire che lo considera una mezza sega. Che sia una sottile vendetta per l’uso definito improprio che Nik ha fatto della Routard? Ah, gli autisti indiani!!!

VENERDI’ 19 LUGLIO
Il giorno degli addii! Robby sta per lasciarci: ritornerà a Nuova Delhi con Driver Gi che ha concluso il suo viaggio con noi. Prima della partenza di Robby riusciamo con un esborso non indifferente di dollari e rupie (bastards inside!) a visitare il mausoleo di Itimad-Ud Daulah, molto bello, ma sminuito dalla bellissima immagine impressa nella nostra memoria del Taj Mahal, e il Forte Rosso, nel quale strisciamo lungo i muri alla ricerca di ombra naturalmente introvabile alle 12.30!! Ultimi conflitti con Driver Gi, che vuole farci pranzare in un costoso ristorante mentre noi preferiamo il Pizza Hut: una botta di occidentalità allo stato puro: aria condizionata, pepsi e buona pizza. Due settimane fa non l’avremmo mai fatto!! L’ultima concessione di Driver Gi ci permette la visita alla moschea, interdetta ai maschietti a causa dell’abbigliamento succinto, i quali si consolano immediatamente con l’acquisto di un natalizio Taj Mahal con suoni e luci incorporate: very very kitsch (ma Robby ha sul serio la vetrinetta degli orrori? A settembre l’ardua sentenza!). Il momento degli addii è struggente (per modo di dire) con tanto di straziante foto di gruppo! Desolati ma forse più sudati, andiamo in albergo per una doccia e concordiamo con Jugno un ultimo giro serale per Agra. Siamo entrati in un nuovo imbuto? Facciamo una finta vera sosta di acquisto di gioielli (per la commissione di Jugno). Per gli scommettitori la tensione è palpabile: sembra che Gigi stia per acquistare, ma poi ci ripensa ed esce dal negozio a mani vuote. Sospiro di sollievo collettivo. Le quotazioni salgono! Scegliamo il ristorante da loro indicatocisivi spintaneamente dove, tra l’altro, facciamo da scribi per Jugno per una buona mezz’ora. Appare subito evidente come il numero 6 sia effettivamente il numero perfetto a tavola: brindiamo con birra alla novità. Considerato che la sveglia sarà alle 5.45, rientriamo in albergo a fare i bagagli.

SABATO 20 LUGLIO
La sveglia avrebbe dovuto essere alle 5.45, ma una voce gentile alle 4.48 ci informa che la colazione è pronta. Nik non ha la voce altrettanto gentile: sorvoliamo sul contenuto. In sei è più comodo andare in stazione: abbiamo l’opzione tre risciò per due persone o due per tre. Scegliamo la prima. Arriviamo in stazione emozionati per il fatto di prendere per la prima volta un treno indiano. Con un giusto anticipo (ragionevole) ci prepariamo nel settore C/5, postazione dalla quale potremo accedere al vagone. Il treno snobba la nostra tempestività e arriva in ritardo… “vabbè, è bello ritrovare un po’ di Italia qui”, (n.d.a.). La differenza è che qui ci offrono un ottimo spuntino; inoltre la confezione (tea-kit) potrebbe costituire un elegante regalino (vediamo allontanarsi il sandalo). Arriviamo alla stazione di Jansi consapevoli che la scelta del risciò ci porterà in un altro imbuto. Pigiati come sardine percorriamo i 18 km che ci separano da Orchha, ma ne valeva la pena! Già alla prima occhiata il paesino si rivela tranquillo, incantevole e romantico. Si dice che ricordi un po’ il Perù. L’albergo è carino, i proprietari un po’ invadenti e le mosche condividono la nostra colazione. Iniziamo la visita al Raja Mahal (che vuole dire palazzo!) il cui fascino decadente ci cala in un’atmosfera incantata. Anche gli altri palazzi ci conquistano con le loro cupole adornate da alti chatri. Ma è alla sera che ci sentiamo veramente parte del paesino. Partecipiamo alla celebrazione delle 20.00 durante la quale, progressivamente, attiriamo l’attenzione di splendide bambine, di ragazzini dallo sguardo furbo e di giovanotti che ci circondano e cercano di comunicare in hindi. Nicola è bersaglio di formiche, sorrisi e domande. La scelta del ristorante non è facilissima: restiamo colpiti da capannina stile “Sapore di mare” dove una mancia, forse eccessiva, ci fa guadagnare “riconoscimento” perenne del ragazzino cameriere. Ci offrono anche il giro (chati) della casa e lo sconto sull’acqua. La mancia era davvero considerevole!! Ma le avventure non finiscono qua: affrontiamo impavidi, come toreri sprezzanti del pericolo, una lotta tra tori dalle nari fumanti. Marginale l’intervento del jainista col bastone. Ce l’avremmo fatta anche da soli: il prossimo anno Pamplona? Tranquilla e fresca la notte.

DOMENICA 21 LUGLIO
Per la modica cifra di mille rupie affittiamo un Vanette amaranto che ci permette di visitare Sonagiri con i suoi settantasette templi. Ci conduce un ragazzo dalla grande dignità: premette che non cerca denaro ma solo la possibilità di praticare il suo inglese. Ammutoliti e con i piedi ustionati conosciamo quasi personalmente tutti e 24 i tirthankara. La vista che domina il paese, la spianata e i colli lontani è inesprimibile. Alle 14.30 decidiamo per quello che sarà il primo vero pranzo on the road: sui classici vassoi a scomparti ci viene servito uno dei thali migliori e più abbondanti. Le forchette sono ormai un optional (i bicchieri non sappiamo più cosa siano) e, dimenticando tutte le regole del galateo insegnateci, ci buttiamo sul cibo usando il chapati come cucchiaio. Il prezzo ci comprometterà le spese future: 100 rupie non sono poca cosa!! Le nostre abitudini si fanno sempre più indiane: guidati da Jasmine annaffiamo i campi lungo la strada. Si è però ancora lontani dalle gesta di Nik: la pipì sotto il lampione della sera prima resta difficile da eguagliare. Il paese successivo (Datia) non è da meno. Il palazzo che visitiamo ci stupisce di continuo, la guida è simpatica e gli scorci ci tolgono il fiato. Lungo la via del ritorno visitiamo il meraviglioso tempio indù – kitsch: nel mezzo una piscina dalla quale emerge (opera indimenticabile) la testa in vera plastica (made in Taiwan) di una testuggine sputafuoco che lambisce con le sue fiamme i gradini del tempio: Che sia una sede distaccata di Gardaland? Serata in paese con nuova mano-hennè della Franci.

LUNEDI’ 22 LUGLIO
In perfetto orario lasciamo l’albergo per la prima esperienza on the road. Con solito anticipo arriviamo alla stazione degli autobus ignari del fatto che i biglietti non si possono fare se non 10 minuti prima della partenza. Per fortuna abbiamo scelto la linea De-Luxe: diventiamo presto tutt’uno con i sedili finto camoscio con qua e là inserti in pelle. Per la prima volta la Miki avanza l’ipotesi: “Che ci siamo presi pulci e pidocchi?” L’effetto suggestione è immediato: subito si comincia a grattarsi. Il viaggio ci permette di decidere liberamente l’albergo e di alloggiare stracciando un prezzo da record stagionale. Il paese si rivela subito troppo turistico e l’approccio con i locali difficile (fortuna che siamo giainisti). Visitiamo due templi accompagnati da frotte di ragazzini. Ceniamo al Ganesh hotel (ottima cena).

MARTEDI’ 23 LUGLIO
Partiamo, dopo aver noleggiato le biciclette, per visitare templi e cascate di Khajurao. Per la prima volta siamo già alle 9.30 all’entrata, ma il sole è impietoso. I templi sono affascinanti, tra tutti spicca il Lakshmahna e il Mehadev. Notiamo le pose plastiche e c’è chi invidia la perizia di colui che, a testa in giù, intrattiene tre simpatiche donzelle in modo, più che tantrico, kamasutriko. Per aiutare il povero Nik che non si dimostra né particolarmente ferrato né perspicace in materia Gigi e Francesca si “sacrificano” nel mimare, castamente, una posa artistica. Comunque tutto deve averli in qualche modo ispirati visto che alla 14a poi si defilano sostenendo un’improbabile stanchezza, che non siano andati a verificare la fattibilità delle posizioni numero 3-4-5-6? Il resto del gruppo, non avendo nulla di meglio da fare, s’imbarca in una storica pedalata di 40 km sotto il solleone, cosa che lascerà non pochi strascichi sulle povere Eva e Michi. Ganesh/S.Michele però ci aiutano. Due ore prima del nostro arrivo, e solo e soltanto oggi hanno aperto le dighe così che possiamo ammirare le cascate quasi al pieno. Tutti disfatti, stranamente anche chi non ha partecipato alla pedalata, ceniamo al ristorante Mediterraneo (conduzione italo-olandese) nel quale scegliamo cibo esclusivamente indiano. Ultima cena con Gigi, che offre la birra.

MERCOLEDI’ 24 LUGLIO
Brutta nottata per Eva che, tra il resto, si sveglia con la febbre. Si deve comunque partire poiché abbiamo l’aereo. Nik, Miki e Angela visitano il museo bello ma breve d’arte e folklore, sorvolano sui templi giainisti. Non si hanno notizie di fidanzato/a. Eva tenta di riprendersi. Partiamo per l’aeroporto dove, dopo aver già salutato Gigi, ci accorgiamo che sale sul nostro stesso aereo. Rimandiamo gli strazianti addii all’aeroporto di Benares. L’arrivo in albergo è avventuroso: cambiamo ben tre mezzi (tra cui scarpinata di un quarto d’ora!). Ammiriamo però subito vicoletti e caratteristici bazar. La posizione dell’albergo è straordinaria e la Miki, grazie alla sua suadente voce, ci fa conquistare una terrazza sul Gange. Lasciamo Eva a riposare e procediamo alla scoperta degli stretti vicoli. Assistiamo alla prima cremazione con non poco coinvolgimento. Passiamo poi alla festa locale dove ci avvolgono ritmi e riti locali. La cena della terrazza ci permette di vedere passare i lumicini sul Gange. A nanna presto per sveglia molto mattutina.

GIOVEDI’ 25 LUGLIO
Quando suona la sveglia la Miki finge di non sentirla, ma non ci si può opporre al destino: alle 5.30 siamo sulla barca che ci conduce lungo i ghat. Sia il fiume, sia la guida, ci comunicano grande tranquillità. Vediamo sulla riva persone immerse nel loro quotidiano: c’è chi prega reggendo un vaso dal quale lascia fluire l’acqua, c’è chi si immerge seguendo un preciso rituale, c’è chi si lava, chi prega e chi anche se ne sta nell’acqua a chiacchierare. Sulla riva, un po’ scostate, le residenze dei maharajah. Nel silenzio viviamo da un lato l’incanto dell’atmosfera di sacralità, ma dall’altro ci sentiamo degli intrusi, quasi molesti nell’invadere l’intimità di queste persone. Il Gange ci accompagna silenzioso. Purtroppo anche qui non riusciamo a sottrarci al meccanismo dell’imbuto: ci ritroviamo in un bazar tra stoffe dai colori magici. All’albergo, mentre Nik lotta con il mal di stomaco, le donzelle escono per dedicarsi allo shopping. Francesca, in particolare, supera se stessa cercando con gli acquisti di riempire il vuoto lasciato dalla partenza di Gigi. Vengono fatti nostri: incensi, oli da massaggio, batik, tovaglie, sari, parei, cartoline raffiguranti Shiva e davvero imperdibili, sciarpette. Varanasi si ricorderà del nostro passaggio. Passiamo il pomeriggio tra il letto, la tavola, il Gange e il richiamo irresistibile del bazar, dove vengono risucchiate le nostre ultime rupie. Ci concediamo un ultimo, raccolto, sguardo al Gange. Nel giro di due ore la luce dà al fiume un aspetto sempre diverso. Dalla terrazza vediamo un’ansa e gli edifici della riva destra sono prima avvolti dalla foschia. Nel fiume ragazzi giocano a buttarsi nell’acqua, altri lavano se stessi e il bucato. Le barche restano attraccate appena mosse dalla corrente. Altre passano senza nemmeno fendere l’acqua spinte dal lento remare dei barcaioli. Il fiume sembra regnare immobile su tutto e tutti. Con il tramonto si levano i primi canti e le prime candele vengono affidate al fiume. Nel cielo sfrecciano gli aquiloni. La luce diventa sempre più gialla e poi rosata delineando in modo sempre più netto i confini delle cose. Si vede meglio ora la sponda opposta del fiume, ridotto alla metà del suo solito letto. La riva è secca, meno popolata, ma piena di alberi, in lontananza assorbita. La quiete del paesaggio ci lascia però di colpo: controllando i biglietti scopriamo che l’orario di partenza e la stazione non sono quelli immaginati (per fortuna abbiamo il tempo per variare il programma). Corriamo con un taxi tra la folla e il traffico pazzeschi di Varanasi e, dopo un discreto tragitto, raggiungiamo la stazione. Di colpo la sfida lanciata all’inizio del nostro viaggio (chi vede più topi vince) conosce una brusca impennata. Mentre Nik gioisce per il suo primato, Angela ribalta la classifica potendo ammirare un’allegra banda di una dozzina di topi. Si decide di sospendere il gioco a causa della incommensurabile quantità di roditori (pare che gli intrusi siamo noi). L’attesa dunque non ci permette di annoiarci. L’Angela dà segni di rilassamento psicofisico dopo la tensione accumulata e dichiara: “Ho bisogno di tornare a casa!” Finalmente arriva il treno che si rivela più comodo del previsto. Il clima è polare ma noi siamo attrezzati. La notte passa tranquilla.

VENERDI’ 26 LUGLIO
L’arrivo in stazione è turbato dall’insistenza di un procacciatore di rupie. Eva viene quasi rapinata (o era una scusa per metterle le mani addosso) ma alla fine, sani e salvi raggiungiamo un albergo davvero chic. Da qui ci fiondiamo all’ACME per l’operazione recupero bagagli in eccesso + biglietto aereo di Gigi. Il cerchio sembra chiudersi: per pranzo veniamo condotti nello stesso punto dove eravamo stati all’andata. Ma Delhi non era una città grande? Per ribadire fino all’ultimo la nostra indipendenza nel decidere scegliamo un ristorante diverso da quello della prima volta. Magra consolazione. In macchina giriamo alla ricerca degli ultimi monumenti visitabili che piacciono ma hanno il sapore dell’ultimo boccone. Passiamo di sfuggita attraverso Old Delhi e chiudiamo la serata in albergo. La notte regala l’ultimo bagno di sudore a Eva, Miki e Franci che condividono lo stesso letto.

SABATO 27 LUGLIO
Alle 5.00 siamo pronti per partire. La città sta ancora dormendo, la calma è insolita e il taxi corre veloce e silenzioso (rimpiangiamo quasi le strombazzate). All’aeroporto spendiamo le ultime rupie e abbiamo l’occasione di conoscere due suore dell’ordine di Madre Teresa. Stanno accompagnando a Roma due bimbe indiane per essere date in adozione. Le piccole ci inteneriscono e ci danno un po’ il senso dell’incontro, così come per il nostro viaggio, tra due mondi lontani: l’India e l’Italia. Il volo avviene regolarmente fino a Parigi, dove non si riesce però ad acciuffare la coincidenza. Si parte dunque con due ore di ritardo ignari del prossimo imprevisto che ci aspetta: a Venezia solo Eva potrà godere del proprio bagaglio. Denunciamo lo smarrimento e provate nel corpo e nello spirito affrontiamo il momento dei saluti. Nicola parte solo mentre le donzelle, accompagnate da Cristina partono in direzione Pieve di Soligo.